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Full text of "Don Pasquale : dramma buffo in tre atti"

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DOTO  PASQUALE 

DRAMMA  RUFFO  IN  TRE  ATTI 


illilrttio 


TITO  DI  aio.  RICOBtM 


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DRAMMA  BUFFO  IN  TRE  ATTI 

di  M.  A, 

POSTO  IN  MUSICA  DA 


B&A  Et/UBeIJ,BEKSSC:vrA16!SI 


NEL  RE01G  TEATRO  ALLA  SCALA 

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IO  STABILIMENTO  NAZIOKJ^  ,  ^ 

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11  presente  libretto  è  di  esclusiva  proprietà  dell’  c 
dilore  Ricordi ,  c,  a  norma  delle  Leggi,  ne  sono  quinti 
proibite  la  ristampa  ,  l’ introduzione  e  vendila  di  ri 
stampe  estere. 


MUSIC  LIBRAR* 
UNC-CHAPEL  HILC 


PERSONAGGI 


ATTORI 


DON  PASQUALE,  vecchio  ce¬ 
libatario,  taglialo  all’antica, 
economo,  credulo,  ostinalo, 
buoni  uomo  in  fondo  .  . 

DOTTOR  MALATESTA,  uomo 
di  ripiego,  faceto,  intrapren¬ 
dente,  medico  e  amico  di  don 
Pasquale,  e  amicissimo  di  . 

ERNESTO,  nipote  di  don  Pa¬ 
squale  ,  giovine  entusiasta  , 
amante  corrisposto  di  .  > 

NORINA,  giovane  vedova,  na¬ 
tura  subita,  impaziente  di 
contraddizione,  ma  schietta 
e  affettuosa . 

Un  No  taro . 


sig.  ROSSI  NAPOLEONE 


sig.  PADILLA 


sig. 


Ad  DAL  MEIXIHGRG 


sig.1  GOLSON  PAOLINA 
sig.  AR GIUNTI  GAETANO 


CORO 


di  Servi  c  Camerieri. 


Maggiordomo,  Modista,  Parrucchiere  che  non 


parlano 


i 

L' azioni'  si  fìnge  in  /ìoma. 


Maestri  Concertatori  a  vicenda 
Sig.  Cav.  Maszucato  Alberto  e  sig.  Pollini  Francesco. 

Primo  Violino  e  Direttore  d’ Orchestra,  sig.  Cavallini  Eugenio. 
Altro  Primo  Violino  in  sostiluz.  al  sig.  Cavallini,  sig.  Corbellini  Vive. 
Primo  dei  secondi  Violini  per  l’Opera,  sig.  Cremaschì  Antonio. 
Primo  Violino  dei  secondi  per  il  Bado,  s:g.  Ressi  Michele. 
Primo  Violino  per  i  Balli,  sig.  Melchìori  Antonio. 

Altro  primo  Violino  in  sostit.  al  sig.  Melchìori,  sig.  Vaisecchi  Ani. 

Prime  Viole 

Per  l'Opera,  sig.  Tassistro  Pietro  -  pel  Ballo,  sig.  Mantovani 


Giù. 


13 


rimi  Violoncelli  a  vicenda,  per  l’Opera  o  Ballo 


signori 


Ales. 


Truffi  Isidoro  e  Quarenghi  Guglielmo. 

Primo  Contrabasso  al  Cembalo,  sig.  Negri  Luigi. 

Sostituti  al  medesimo,  signori  Manzoni  Giuseppe  e  Moja 

Primi  Flauti 

Per  l’Opera,  sig.  Pizzi  Francesco  -  pel  Ballo,  sig.  Zamperoni  Ant. 

Primi  Oboe 

Per  l’Opera,  sig.  Gonfalonieri  Cesare  -  pel  Ballo,  sig.  Ferrano  Luigi. 

Primi  Clarinetti 

Per  F  Opera,  sig.  Bassi  Luigi  -  pel  Ballo  sig.  Fariseo  Francesco. 

Primi  Fagotti 

Per  l’Opera,  sig.  Canta  Antonio  -  pel  Ballo,  sig.  fìor ghetti  G. 

Primi  Corni 

Per  l’Opera,  sig.  Rossori  Gustavo-  pel  Ballo,  sig.  Caremoli  A. 

Prime  Trombe 

Per  l’Opera,  sig.  Languiller  Marco  -  pel  Ballo,  sig.  Freschi  Cornelio. 
Primo  Trombone,  sig  Bernardi  E.  —  Bombardone,  sig.  Castelli  A. 

Arpa ,  signora  Rigamonti  Virginia. 

Timpani,  sig.  Sarchi  Carlo.  —  Gran  Cassa,  sig.  Rossi  Gaetano. 
Organo  e  Fisarmonica,  sig.  Zarini. 

Maestro  e  Direttore  dei  Cori,  sig.  Zarini  Emanuele. 
Sostituto  al  suddetto,  sig.  Portaluppi  Paolo. 

Poeta,  sig.  F.  M.  Piave.  —  Rammentatore,  sig.  Grolli  Giuseppe. 

Buttafuori,  sig.  Bassi  Luigi. 

Scenografìa:  Pittore  e  Direttore,  signor  Peroni  Filippo. 

Artisti  collaboratori,  esposti  per  ordine  di  anzianità 
ignori  Cavallotti  Domenico ,  Luzzi  Ant.,  A  schieri  Guglielmo . 
Tene  alla  Gius.,  Locati  Fran.,  Stefanini  Ippolito,  Crosti  Angiolo , 
Erigerlo  Aristide,  Fan f ani  Alfonso,  Ferrari  C.,  Comolli  Ambrogio. 
Sala  Luigi.,  Bestetti  Carlo ,  Felloni  Giuseppe. 

Direttore  del  Macchinismo,  sig.  Ronchi  Giuseppe. 

Fornitore  dei  Pianoforti,  sig.  Abate  Stefano. 

Vestiarista  proprietario,  sig'.  Zamperoni  Luigi. 
Proprietario  degii  Aflftlzai?  signor  Croce  Gaetano. 
Appaltatore  dell’ Illuminazione,  sig.  Gianna  Giuseppe. 
isla  e  Piu  mista,  sig.a  Sirtori  Elisa.  -  Parrucchiere,  sig.  Venegoni  E. 
Appaltatore  del  macchinismo,  sig.  Abiati  Antonio. 


ioti 


&TTO 


SCENA  PRIMA. 


Sala  in  casa  eli  Don  Pasquale,  con  porla  in  fondo  d’entrata 
comune ,  e  due  porte  laterali  che  guidano  agli  appartamenti 


interni. 


Don  Pastinale  solo.  Guarda  con  impazienza  all’orologio» 


Pas. 


Il  Dottore  esser  dovria. 

Zitto  !...  parrei...  è  fantasia...  (ascollando) 
Forse  il  vento  che  passò. 

Che  boccon  di  pillolina , 

Nipotino,  vi  preparo! 

Vo’  chiamarmi  don  Somaro 
Se  veder  non  ve  la  fo. 


Dot. 

Pas. 


E  permesso  ? 


(Maialesca  di  dentro) 


Avanti ,  avanti. 


SCENA  11. 


II  Dottore  Mal  a  testa  e  detto. 


Pas. 

Dot. 

Pas. 


Dunque?...  (c 

Zitto,  con  prudenza. 


(con  ansi.età) 


Dot. 


’  ;  v\  —  io  #  r  r  l  i  J  j  t 

.  ìongje  §k.\Uìt>VO. 


TiÌ8  /  floi NEI! 


Don  Pasquale 


{ 


6 

Fas.  Benedetto  ! 

Dot.  (Che  babbione  !) 

Proprio  quella  che  ci  vuole. 

Ascoltale,  in  due  parole 
Il  ritratto  ve  ne  fo. 

Pas.  Son  tutt’ occhi,  tutto  orecchie, 

Muto,  attento  a  udir  vi  sto. 

Dot.  Bella  siccome  un  angelo 

In  terra  pellegrino. 

Fresca  siccome  un  giglio 
Che  s’apre  in  sul  mattino, 

Occhio  che  parla  e  ride , 

Sguardo  che  i  cor  conquide , 

Chioma  che  vince  l’ebano, 

Sorriso  incanlator. 

Pas.  Sposa  simile  !  olì  giubilo  ! 

Non  cape  in  petto  il  cor. 

Dot.  Alma  innocente  e  candida, 

Che  sè  medesma  ignora , 

Modestia  impareggiabile , 

Dolcezza  che  innamora. 

Ai  miseri  pietosa, 

Gentil,  buona,  amorosa, 

Il  ciel  1’  ha  fatta  nascere 
Per  far  bealo  un  cor. 

Pas.  Famiglia  ? 

Dot.  Agiata,  onesta. 

Pas.  Casato  ? 

Dot.  Malalesla. 

Pas.  Sarà  vostra  parente? 

Dot.  Alla  lontana  un  po’.  (con  intenzione) 

È  mia  sorella. 

Pas.  Oh  gioia  { 

Di  più  bramar  non  so. 

E  quando  di  vederla, 

Quando  mi  fìa  concesso? 

Dot.  Domani  sul  crepuscolo. 


i 


Pas.  Domani?  Adesso,  adesso. 

Per  carità  ,  dottore  ! 

Dot.  Frenale  il  vostro  ardore, 

Quietatevi ,  calmatevi , 

Fra  poco  qui  verrà. 

Pas.  Da  vero  ?  (con  trasporto) 

Dot.  Preparatevi, 

E  ve  la  porto  qua. 

Pas.  Oh  caro  !  (lo  abbraccia).  Or  tosto  a  prenderla... 
Dot.  Ma  udite... 

Pas.  Non  fiatale. 

Dot.  Ma... 

Pas.  Non  c’è  ma,  volate, 

0  casco  morto  qua. 

(gli  tura  la  bocca  o  lo  spinge  via) 


Un  foco  insolito 
Mi  sento  addosso, 

Ornai  resistere 
Io  più  non  posso. 

Dell’  età  vecchia 
Scordo  i  malanni, 

Mi  sento  giovine 
Come  a  veni7  anni. 

Deh  1  cara  ,  affrettali , 

Dolce  sposina! 

Ecco  di  bamboli 
Mezza  dozzina 
Veggo  già  nascere , 

Veggo  già  crescere , 

A  me  d  intorno 
Veggo  scherzar. 

Son  rinato.  Or  si  parli  al  nipotino. 

A  fare  il  cervellino 

Veda  che  si  guadagna  \  Eccolo  appurilo. 

v  .riti 

.loauqtno  in  C  guarda  nello  Aóene) 


SCENA  III. 


Ernes(o  e  detto. 


Pas.  Giungete  a  tempo.  Stavo 

Per  mandarvi  a  chiamare.  Favorite. 
Ern.  Sono  ai  vostri  comandi. 

Pas.  Non  vo‘  farvi  un  sermone, 

Vi  domando  un  minuto  d’  attenzione. 
È  vero  o  non  è  vero 


Che,  saranno  due  mesi, 

Io  v’  offersi  la  man  d’  una  zitella 
Nobile  ,  ricca  e  bella  ? 

Ern.  È  vero. 

Pas.  Promettendovi  per  giunta 

Un  buon  assegnamento,  e  alla  mia  morte 
Quanto  possiedo? 

Ern.  È  vero. 

Pas.  Minacciando , 

In  caso  di  rifiuto, 

Diseredarvi',  e  a  torvi  ogni  speranza. 
Ammogliarmi,  se  è  d’uopo? 

Ern.  È  vero. 

Pas.  Or  bene 


La  sposa  che  v*  offersi ,  or  son  tre  mesi , 
Ve  f  offro  ancor. 


Exr.  Non  posso;  amo  Norina, 

La  mia  fede  è  impegnata... 

Pas.  Sì ,  con  una  spiantala, 

Con  una  vedovella  civetlina... 


Ern. Rispettate  una  giovane 

Povera.,  ma  onorala  e  virtuosa. 
Pas.  Siete  proprio  deciso? 

Ern.  Irrevocabilmente. 

PAS-  ,  .  :;V" 


1)07 


Ù 


Ern.  Così  mi  discacciale? 

Pas.  La  vostra  ostinatezza 

D’ogni  impegno  mi  scioglie... 

Fate  di  provedervi.  Io  prendo  moglie. 

Ern.  Prender  moglie  ?  (nella  massima  sorpresa) 

Pas.  #  Si ,  signore. 

Ern.  Voi  ?... 


Pas. 

Ern. 


Pas. 


Ern. 

Pas. 


Enr. 


Quel  desso  in  carne  e  in  ossa. 
Perdonate  lo  stupore... 

La  sorpresa...  (Oh  questa  è  grossa!) 

Yoi?... 

L5  ho  detto  e  lo  ripeto. 

(con  impazienza) 

Io  Pasquale  da  Cornelo , 

Possidente,  qui  presente, 

Sano  in  corpo  e  sano  in  mente, 
Pronunziarvi  ho  Paltò  onore 
Che  mi  vado  ad  ammogliar. 

Yoi  scherzale. 

Scherzo  un  corno , 

Lo  vedrete  al  nuovo  giorno. 

Sono,  è  vero,  stagionato, 

Ma  ben  molto. conservalo, 

.E  per  forza  e  vigorìa 
Me  ne  sento  da  prestar. 

Yoi ,  signor,  di  casa  mia 
Preparatevi  a  sfrattar. 

(Ci  volea  questa  mania 
I  miei  piani  a  rovesciar!) 

Sogno  soave  e  casto 
De’  miei  prim’  anni ,  addio. 

Se  ambii  ricchezze  e  fasto 


Fu  sol  per  te,  ben  mio: 
Povero,  abbandonato, 
Caduto  in  basso  stato, 
Pria  che  vederti  misera , 
Cara ,  rinu^i„o„^f  le. 


10 

Pas. 


»  . 

Ern. 

Pas. 

Ern. 


Pas. 

Ern. 

Pas. 

Ern. 

Pas. 

Ern. 

Pas. 


Ern. 

Pas. 

Ern. 


Ma  veh  ,  che  originale  ! 

Che  tanghero  ostinato! 

Adesso,  manco  male, 

Mi  par  capacitato. 

Ben  so  dove  gli  duole, 

Ma  è  desso  chejo  vuole, 

Altri  che  sè  medesimo 
Egli  incolpar  non  dè! 

Due  parole  ancor  di  volo,  (dopo  breve  pausa) 
Son  qui  tutto  ad  ascoltarvi. 

Ingannar  si  puote  un  solo: 

Ben  fareste  a  consigliarvi. 

Il  dottore  Mal  a  testa 
E  persona  grave ,  onesta. 

L’  ho  per  tale. 

Consultatelo. 

E  già  belìo  e  consultato. 

Yi  sconsiglia? 

Anzi ,  al  contrario, 

Mi  felicita  ,  è  incantato. 

Come?  come? oh  questa  poi... (colpitissimo) 
Anzi ,  a  dirla  qui  fra  noi,  (confidenzialmente) 
La...  capite?...  la  zitella, 

Ma...  silenzio...  è  sua  sorella. 

Sua  sorella!!  che  mai  sento?  (agitatissimo) 
Del  Dottore? 

Del  Dottor. 

(Oh  che  nero  tradimento! 

Ahi,  Dottore  senza  cor  ! 

Mi  fa  il  destiti  mendico, 

Perdo  colei  che  adoro , 

In  chi  credevo  amico 
Discopro  un  traditori 
D*  ogni  conforto  privo, 

Misero!  a  che  pur  vivo? 

Ah  !  non  sf  dà 
Eguale  artiit^. 


Pas. 


H 

(L’  amico  è  bello  e  collo, 

In  sasso  par  cambialo , 

Non  fiata,  non  fa  mollo, 

L  affoga  il  crepacuor. 

Si  roda,  gli  sla  bene, 

Ha  quel  che  gli  conviene  ; 

Impari  lo  sventato 

A  lare  il  bello  umor.)  (partono) 

SCENA  IV, 

Stanze  in  casa  di  Norma. 


Entra  Corina  con  un  libro  alla  mano ,  leggendo  : 


»E  tanto  era  in  quel  guardo 
»Sapor  di  paradiso, 

»  Che  il  cavalier  Ricciardo, 
i  Tulio  d’  amor  conquiso, 

5 Al  piò  le  cadde,  e  a  lei 
t>  Eterno  amor  giurò! 

So  aneli’  io  la  virtù  magica 
D‘un  guardo  a  tempo  e  loco, 
So  aneli’  io  come  si  bruciano 
I  cori  a  lento  foco; 

D’  un  breve  sorrisetto 
Conosco  aneli’  io  1’  effetto, 

I)’  una  furtiva  lagrima  , 

I)’  un  subito  languor. 

Conosco  i  mille  modi 
Dell’  amorose  frodi , 

I  vezzi,  e  1’  arti  facili 


Onde  s’  adesca  un  cor. 
Ho  testa  balzana , 

Son  d’ indo!  vivace, 


Scherzare,  m 

.LiTta" 

Mi 


ia 


e, 


! 


I 


12 


Se  vien  la  mattana 
Di  rado  sto  al  segno , 

Ma  in  riso  lo  sdegno 
Fo  presto  a  cambiar. 

E  il  Dottor  non  si  vede!  Oh,  che  impazienza! 
Del  romanzetto  ordito 
A  gabbar  Don  Pasquale  , 

Ond’  ei  toccommi  in  fretta  , 

Poco  o  nulla  ho  capito,  ed  or  l’aspetto... 

(entra  un  Servo,  le  porge  una  lettera  ed  esce.  Norina 
guardando  la  soprascritta) 

La  man  d’ Ernesto...  io  tremo.  "Oh  me  meschina! 
(*  legge:  dà  cenni  di  sorpresa,  poi  di  costernazione) 

SCENA  V.  4 

T  r  •  •  i  ^  r 

Dottore  e  delta. 

Dot.  Buone  nuove,  Norina,  (con  allegria) 

Il  nostro  stratagemma.., 

Non.Me  ne  lavo  le  mani.  (con  vivacità) 

Dot.  Come  ?  che  fu  ? 

Non.  (porgendogli  la  lettera*)  Leggete. 

Dot.  »  Mia  Norina,  vi  scrivo  (leggendo) 

»  Colla  morte  nel  cor  » .  Lo  farem  vivo. 

»  Don  Pasquale  aggirato 
)>  Da  quel  furfante...  »  Grazie  ! 

*  Da  quella  faccia  doppia  del  Dottore, 

»  Sposa  una  sua  sorella, 

»  Mi  scaccia  di  sua  casa, 

»Mi  disereda  insomma.  Amor  m’impone 
>Di  rinunziare  a  voi. 

»  Lascio  Roma  oggi  stesso,  e  quanto  prima 

*  L’Europa.  Addio.  Siate  felice.  Questo 

»E  1’  ardente  miOoVOlo.  Il  vostro  Ernesto  ». 

Le  solite  pazzie  !ua gì  pigolili: 

Nor.  Macia’  feglp  parte  !... 


Dot.  Non  partirà,  v’accerto.  In  quattro  salti 
Son  da  lui,  della  nostra 
Trama  lo  metto  a  giorno,  ed  ei  rimane, 

E  con  tanto  di  cor. 

Non.  Ma  questa  trama 

Si  può  saper  qual  sia  ? 

Dot.  A  punire  il  nipote, 

Che  opponsi  alle  sue  voglie, 

Don  Pasqua!  s’ è  deciso  a  prender  moglie. 
Non.  Già  mel  diceste. 

Dot.  Or  ben,  io  son  Dottore; 

Usando  V  ascendente 
Che  una  felice  cura 

Mi  die  su  lui,  ne  lo  sconsiglio,  e  invano. 
Vistolo  così  fermo  nel  proposto, 

Cambio  tattica,  e  tosto 
Nell’interesse  vostro,  e  in  quel  d’  Ernesto, 
Mi  pongo  a  secondarlo.  Don  Pasquale 
Sa  ch’io  tengo  al  convento  una  sorella, 

Vi  fo  passar  per  quella  - 

Egli  non  vi  conosce  -  e  vi  presento 

Pria  ch’altri  mi  prevenga; 

Vi  vede  e  resta  cotto. 

Non.  Va  benissimo. 

Dot.  Caldo  caldo  vi  sposa.  Ho  prevenuto 
Parlotto  mio  cugino 
Che  farà  da  Notaro.  Al  resto  poi 
Tocc’  a  pensare  a  voi. 

Lo  fate  disperar:  il  vecchio  impazza, 
L’abbiamo  a  discrezione... 

Allor... 


Non. 

Basta. 

Ilo 

capito. 

Dot. 

Va 

benone. 

Non. 

Pronta 

son 

;  purch’  ic 

>  non  manchi 

All*  a 

mor 

del  caro 

bene, 

Farò 

imbrogli,  farò 

scene, 

Mostr 

cròi 

qlgd  'ehfil/so  far. 

Don  Pasquale 

v> 


f  4 

Dot. 


Nor. 

Dot. 

Nor. 

Dot. 

Nor. 

Dot. 

Nor. 


Dot. 

Nor. 

Dot. 

Nor. 

Dot. 


Nor. 


Voi  sape  le  se  <f  Ernesto 

Sono  amico,  e  ben  gli  voglio, 

Solo  tende  il  nostro  imbroglio 
Don  Pasquale  a  corbellar. 

Siamo  intesi.  Or  prendo  impegno. 

Io  la  parte  ecco  v’  insegno, 

Mi  volete  fiera,  o  mesta? 

Ma  la  parte  non  è  questa. 

Ho  da  pianger,  da  gridar? 

State  un  poco  ad  ascoltar. 

Convien  far  la  semplicetta. 

Posso  in  questo  dar  lezione. 

Mi  vergogno,  son  zitella,  (contraffacendo 
Grazie,  serva,  signor  sì. 

Brava,  brava,  bricconcella  ! 

Va  benissimo  così. 

Collo  torto. 

Bocca  stretta. 

Mi  vergogno. 

Oh  benedetta  ! 

Va  benissimo  così. 

a  2 


Che  bel  gioco  !  quel  che  resta 

&  su,»*  »  — 

À  quel  vecchio  affò  la  testa 
Questa  volta  ha  da  girar. 

Già  l’idea  del  gran  cimento 
Mi  raddoppia  V  ardimento  , 
Già  pensando  alla  vendetta 
Mi  comincio  a  vendicar. 

Una  voglia  avara  e  cruda 
J  miei  voti  invan  contrasta. 
Io  f  ho  detto  e  tanto  basta  , 
La  saprò,  la  vo’ spuntar. 


15 


Dot.  Poco  pensa  Don  Pasquale 
Che  boccon  eli  temporale 
Si  prepari  in  questo  punto 
Sul  suo  capo  a  rovinar. 

Urla  e  fischia  la  bufera , 

Vedo  il  lampo,  il  tuono  ascolto  ; 
La  saétta  fra  non  molto 
Sentiremo  ad  iscoppiar. 


M.\E  DKLL  ATTO  PRIMO. 


&TT@ 


SCENA  PRIMA. 

Salci  in  casa  di  Don  Pasquale. 

Ernest©  solo  abbattutissimo. 

»  Povero  Ernesto!  Oh  come  in  un  sol  punto 

»  Mi  veggo  al  colmo  giunto 

»D’  ogni  miseria!  Dallo  zio  cacciato, 

»Da  tutti  abbandonato, 

»  Mi  restava  un  amico, 

»E  un  coperto  nemico 

»  Chiarisco  in  lui,  che  a’ danni  miei  congiura. 

»  Ah  !  meglio,  o  Mala  testa, 

> Io  merlava  da  le!  Ma  non  è  questa 
»La  mia  più  gran  sventura. 

*  Perder  Nonna,  oh  Dio! 

»  Questo  è  il  sommo  dei  mali!  E  con  che  core 
»  Offrirle  un’  esistenza, 

«Meco  unita,  di  pene  e  d’indigenza? 

»  Ah  no.  Ben  feci  a  lei 
> D’esprimere  in  un  foglio  i  sensi  miei. 

»  Ora  in  altra  contrada 

ȓ  giorni  grami  a  terminar  si  vada. 

»  Cercherò  lontana  terra 
«Dove  gemer  sconosciuto, 

«  Là  vivrò  col  cuore  in  guerra 
«Deplorando  il  ben  perduto: 

«Ma  nò  sorte  a  me  nemica, 

«Nè  frapposti  i  monti  e  i  mar, 

»Tt  potranno,  o  dolce  amica, 

«Dal  mio  seno  cancellar. 


\7 

»E  se  fi  a  che  ad  altro  oggetto 
»Tu  rivolga  un  giorno  il  core, 

»  Se  mai  fia  che  un  nuovo  affetto 
»  Spenga  in  le  l’antico  ardore, 

»  Non  temer  che  un  infelice 
»  Te  spergiura  accusi  al  ciel  ; 

»Se  tu  sei,  ben  mio,  felice,- 
»  Morrà  pago  il  tuo  fedel. 

»  Ecco  lo  zio  (guardando  nelle  scene)  ;  non  vegga 
»H  turbamento  mio;  per  or  s’  eviti.  (pane) 

S  G  E  N  A  IL 

I*«Ka  Pasquale  in  gran  gala  seguito  da  un  servo. 

Quando  avrete  introdotto  (al  Servo) 

Il  dottor  Malatesta  e  chi  è  con  lui, 

Ricordatevi  bene, 

Nessuno  ha  più  da  entrar;  guai  se  lasciate 
Rompere  la  consegna.  Adesso  andate. 

Per  un  uom  sui  settanta...  (il  Servo  parte) 
(Zitto  che  non  mi  senta  la  sposina) 

Convien  dir  che  son  lesto  e  ben  portante. 

Con  questo  boccon  poi 

Di  toilette...  (si  pavoneggia)  Alcun  viene... 

Eccoli.  A  le  mi  raccomando,  Imene. 

SCENA  III. 

Dottore  conducendo  per  mano  \orism  velata. 

Dot.  Via,  da  brava. 

Non.  Reggo  appena... 

Tremo  tutta... 

Dot.  .  V’inoltrate. 

(nelPalto  che  il  Dottor  fa  inoltrare  Norma ,  accenna 
colla  mano  a  Don  Pasquale  di  mettersi  in  disporla 
Don  Pasquale  si  rincantuccia) 


$ 


18 

Noa.  Ali  frale),  non  mi  lasciale. 

Dot.  Non  lemele. 

Nor.  Per  pielà! 

(appena  Norina  è  sul  davanti  del  proscenio,  il  Dottore 
corre  a  Don  Pasquale) 

Dot.  Fresca  liscila  di  convento, 

Naturai  è  il  turbamento. 

È  per  tempra  un  po’  selvatica, 

Mansuefarla  a  voi  si  sla. 

Nor.  Ali  fratello! 

Dot.  Un  sol  momento. 

Nor.  Se  qualcun  venisse  a  un  tratto,.. 

(Sta  a  vedere,  vecchio  matto, 

Ch’  or  ti  servo  come  va.) 

Pas.  Mosse,  voce,  portamento. 

Tutto  è  in  lei  semplicità. 

La  dichiaro  un  gran  portento 
Se  risponde  la  beltà!, 

Nor.  Ah  fratello  ! 

Dot.  Non  temete. 

Nor.  A  star  sola  mi  fa  male. 

Dot.  Cara  mia,  sola  non  siete; 

Ci  son  io,  c’  è  don  Pasquale... 

Noa.  Come?  un  uomo!  Ah,  me. meschina!  (con 

Presto,  andiam,  foggiani  di  qua.  terrore) 
Pas.  (Coni’  è  cara  c  modesti na 

Nella  sua  semplicità  !) 

Dot.  (Quella  scaltra  malandrina 

Impazzire  lo  farà.) 

Non  abbiate  paura,  è  don  Pasquale,  (a  Nor.) 
Padrone  e  amico  mio, 

Il  re  dei  galantuomini. 

(D.  Pasquale  si  confonde  in  inchini.  Norina  non  lo  guarda) 
Rispondete  al  saluto.  (a  Norina) 

NòR.  (fa  una  riverenza  senza  guardar  Don  Pasquale) 

Grazie,  serva,  signor. 

*>AS’  (Che  bella  mano!) 


19 


Dot. (È  già  collo  a  quest’  ora.) 

Nor.  (Oh,  che  baggiano  !) 

(Don  Pasquale  dispone  tre  sedie;  siedono,  Dottore  nel  mezzo) 

Dot.  (Che  ne  d  i  le  ?)  (a  Don  Pasquale) 

Pas.  (È  un  incanlo;  ma  quel  velo...) 

Dot. Non  oseria,  son  cerio, 

A  sembianle  scoperto 

Parlare  a  un  uom.  Prima  1’  interrogale. 

Vedete  se  nei  gusti  v’incontrale, 

Poscia  ,  vedrem. 

Pas.  (Capisco.  Andiam  ,  coraggio.) 

Posto  eh’  io  1’  avvantaggio...  (a  Norina) 

Anzi  il  signor  fratello...  (s?  imbroglia) 

11  dollor  Mala  testa... 

Cioè  volevo  dir... 

Dot.  (Perde  la  testa.) 

Rispondete.  (a  Norina) 

Nor.  Son  serva,  mille  grazie. (facendo  la  riverenza 

Pas.  Yolea  dir  eh’  alla  sera  (a  Norina) 

La  signora  amerà  la  compagnia. 

Nor.  Niente  affatto.  Al  convento 
Si  slava  sempre  sole. 

Dot. Qualche  volta  al  teatro? 

Nor. Non  so  che  cosa  sia,  nè  saper  bramo. 

Pas.  Sentimenti  eh’  io  lodo. 

Ma  il  tempo  uopo  è  passarlo  in  qualche  modo. 
Nor. Cucire,  ricamar,  far  la  calzetta, 

Badare  alla  cucina  ; 

Il  tempo  passa  presto. 

Dot.  (Ah  malandrina  1) 

PAS.  (Fa  proprio  al  caso  mio.)  (agitandosi  sulla  sedia) 
(Oucl  vel  per  carità!)  (al  Dottore) 

Dot.  (a  Norina)  Cara  Sofronia  , 

Rimovele  quei  velo. 

Nor.  Non  oso...  in  faccia  a  un  uom?  (vergognandosi) 
Dot.  .'iongb  Ve  lo  comando. 

Nor. Obbedisco, ,  fiatalo)  (si  toglie  il  velo) 


20 

,PAS.  (dopo  averla  guardata,  levandosi  a  un  l ratto  e  dando  in¬ 
dietro  come  spaventato)  Misericordia  1 
Dot.  Che  fu?  dite,..  (tenendogli  dietro) 

Pas.  Una  bomba  in  mezzo. al  core. 

Per  carila  ,  dottore  , 

Ditele  se  mi  vuole. 

Mi  rnancan  le  parole. 

Sudo,  agghiaccio,  son  morto. 

Dot.  (Fate  core. 

Mi  sembra  ben  disposta,  ora  le  parlo.) 
Sorellina  mia  cara  ,  (piano  a  Norma) 

Dite...  vorreste...  in  breve. 

Quel  signore... (accenna  don  Pasq.)  vi  piace? 

Non.  (cori  un’occhiata  a  don  Pasquale  che  si  ringalluzza) 
A  dirlo  ho  soggezione... 

Dot.  Coraggio. 

Non. (timidamente)  Sì.  (Sei  pure  il  gran  babbione  !) 
Dot.  Consente.  È  vostra.  (tornando  a  Don  Pasq.) 

PAS.  (con  trasporto)  Oh  giubilo  1 
Beato  me  ! 

Nor.  (Te  n’  avvedrai  fra  poco  !) 

Pas.  Or  presto  pel  notare. 

Dot. Per  tutti  i  casi  dabili 

Ho  tolto  meco  il  mio  eh’  è  in  anticamera. 

Or  T  introduco.  (esce) 

Pas.  Oh  caro 

Quei  Dottori  pensa  a  lutto. 

DOT.  (rientrando  col  Nolaro)  ECCO  il  nolaro. 

SCENA  IV. 

Notnro  e  detto. 

Don  Pasquale  e  Norma  seduti.  -  I  servi  dispongono  in  mezzo 
alla  scena  un  tavolo  coll’ occorrente  da  scrivere.  Sopra  il 
tavolo  un  campanello.  Nolaro  saluta,  siede  e  s’accinge  a 
scrivere.  -  Dottore  in  piedi  a  destra  del  Nolaro  come  det¬ 
tandogli. 

Dot.  Fra  da  una  parte  elee  le  ra 
Sofronia  Malatesla 


61 


\ 


Pas. 

Not. 

Pas. 


Not. 

Pas. 


(al  No  taro') 


Dot., 

Not. 

Pas. 


Domiciliata  et  celerà 
Con  tulio  quel  che  resia 
E  d’altra  parte  etcelera 
Pasquale  di  Corneto 
Coi  titoli  e  le  forinole 
Secondo  il  consueto, 

Entrambi  qui  presenti, 

Volenti  e  consenzienti 
Un  matrimonio  in  regola 
A  stringere  si  va. 

Avete  messo? 

Ilo  messo. 

Sta  ben.  f)  Scrivete  appresso,  f) 

C  va  alla  sinistra  del  No  taro,  O  come  dettando) 

Il  qual  prefa  lo  elcetera 
Di  quanto  egli  possiede 
In  mobili  ed  immobili, 

Dona  Ira  i  vivi  e  cede 
A  titolo  gratuito 
Alla  suddetta  etcelera 
Sua  moglie  dilettissima 
Fin  d’  ora  la  metà. 

Sta  scritto. 

E  intende  ed  ordina 
Che  sia  riconosciuta 
In  questa  casa  e  fuori 
Padrona  ampia  assoluta, 

E  sia  da  tutti  e  singoli 
Di  casa  riverita, 

Servita  ed  obbedita 
Con  zelo  e  fedeltà. 

>.  Rivela  il  vostro  core 
Quest’  alto  di  bontà. 

Steso  è  il  contratto.  Restano 
Le  firme... 

nJ29JjdFdftoseriven(1o  con  vivacità) 


(a  Don  Pasquale) 


Jìon  Pasquale 


22 

Dot.  (eonducendo  Norina  al  tavolo  con  dolce  violenza) 

Cara  sorella,  or  via, 

Si  l ratta  di  segnar. 

Not.  Non  vedo  i  testimoni, 

Un  solo  non  può  star. 

(mentre  Norina  sla  in  atlo  di  sottoscrivere,  si  sente  la 
voce  di  Ernesto  dalla  porla  d’  ingresso.  Norina  lascia 
cader  la  penna) 

Ern.  Indietro,  mascalzoni,  (didentro) 

Indietro;  io  voglio  entrar. 

Nòr.  Ernesto  !  or  veramente 

Mi  viene  da  tremar  ! 

Dot.  Ernesto  !  e  non  sa  niente  ; 

Può  tutto  rovinar  ! 

SCENA  Y. 


lErsaesl©  e  detti. 


Ernesto  senza  badare  agli  altri  va  dritto  a  Don  Pasquale. 


Ern. 


Pas. 


Ern. 


Dot. 


Pria  di  partir,  signore,  (a  D.  Pasquale  con 
Yengo  per  dirvi,  addio,  vivacità) 

E  come  un  malfattore 
Mi  vien  conteso  entrar! 

S’ era  in  faccende:  giunto  (ad  Ern.) 

Però  voi  siete  in  punto. 

A  fare  il  matrimonio 
Mancava  un  testimonio. 

Or  venga  la  sposina!  (volgendosi  a  Nor.) 
(vedendo  Norina,  nel  massimo  stupore) 

(Che  vedo?  oh  ciel  !  Norina! 

Mi  sembra  di  sognar  !) 

Ma  questo  non  può  star.  (esplodendo) 
Costei... 

(il  Dottore,  che  in  questo  frattempo  si  sarà  interposto 
tra  Don  Pasquale  ed  Ernesto,  interrompe  quest’ultimo) 

La  %qWla. 

Soi ruma,  mia  sorella,  (con  intenzione  inarcata) 

>  / 


Eun.  Sofronia!  Sua  sorella! 


(  con  sorpresa  cre¬ 
scente) 
(piano  ad  Ern.) 


Comincio  ad  impazzar! 
Dot.  Per  carità,  sta  zitto, 


Ci  vuoi  precipitar. 

Gli  cuoce:  compatitelo,  (piano  a  D.  Pasq.) 
Lo  vo’  capacitar. 

Figli  noi ,  non  farmi  scene,  (prende  Ernesto 
È  lutto  per  tuo  bene.  in  disparte) 

Se  vuoi  Norina  perdere 
Non  hai  che  a  seguitar.  (Ern.  vorrebbe 
Seconda  la  commedia,  parlare) 

Sta  cheto  e  lascia  far. 

Questo  contralto  adunque  (volgendosi  alla 
Si  vada  ad  ultimar.  comitiva) 

(il  Dottore  conduce  a  sottoscrivere  prima  Norina,  poi 
Ernesto; quest’ultimo  metà  per  amore,  metà  per  forza) 
NOT.  Siele  marito  e  moglie,  (riunendo  le  mani  degli 

Pas.  Mi  sento  a  liquefar.  sposi) 

Non.,  Dot.,  (Va  il  bello  a  incominciar.) 

(appena  segnato  il  contratto,  Norina  prende  un  contegno 
naturale,  ardilo  senza  impudenza,  e  pieno  di  disinvoltura) 

Pas.  (facendo  Patto  di  volerla  abbracciare) 


Carina  ! 


Non.  (respingendolo  con  dolcezza)  Adagio  un  poco. 


Calmate  quel  gran  foco. 
Si  chiede  pria  licenza. 


(con  so  minossi  o  ne) 


Me  raccordale? 


Pas. 

Non. 


(qui  il  Notare  si  ritira  inosservato;  Don  Pasquale  ri¬ 
mane  mortifica  tissimo) 


Ern\  Ah  !  ah  ! 

Pas.  (con  collera)  Che  c’  è  da  ridere , 


(ridendo) 


Signor  impertinente? 
Partite  immantinente, 


‘24 


(ad  Eni.) 

Pas. 

Dot. 

Pas. 

Dot. 

Pas. 

Dot. 


Nor. 


Modi  villani  e  rustici 
Che  tollerar  non  so. 

Restate,  (a  D.- Pas.)  Le  maniere 
Apprender  vi  saprò. 

Dottore!  (costernato) 

Don  Pasquale  !  (c.  s.) 

È  un’  altra  1 

Son  di  sale  ! 


Che  vorrà  dir? 

Calmatevi . 

Sentire  mi  farò. 

Dot.  e  Non. 

(In  fede  mia  dal  ridere 
Frenarmi  più  non  so.) 

Un  uomo  qual  voi  decrepito,  (a  D.  Pasti.) 
Qual  voi  pesante  e  grasso , 

Condor  non  può  una  giovine 


Decentemente  a  spasso. 

Bisogno  ho  d’ un  bracciere; 

Sarà  mio  cavaliere.  (accennando  Ern.) 
Pas.  Oh!  questo  poi,  scusatemi,  (con vivacità) 

Oh  questo  esser  non  può. 

Non.  Perchè  ?  (freddamente) 

Pas.  (risoluto)  Perchè  noi  voglio. 

Non.  Non  lo  volete  ?  (con  ischerno) 


Pas.  (c.  s.)  No. 

Non.  (facendosi  presso  a  D.  Pasq.  con  dolcezza  affettata) 
Viscere  mie ,  vi  supplico 


Scordar  quella  parola. 

Voglio  ,  per  vostra  regola  ,  (con  enfasi 
Voglio,  lo  dico  io  sola;  crescente) 

Tutti  oh b ed  ir  q 1 1 1  d e vo n o  , 
lo  sola  ho  a  comandar. 

Dot.  (Ecco  il  momento  critico.) 

Ern.  (Lo  stretto  da  passar.) 

Pas.  Ma  se...  1  i-ioiggt.k 

Non.  Non  Pópi^Ki’i^dkhe. 


25 

Pas.  Costui...  (accennando  Ern.) 

Nop».  (instizzita)  Taci,  bullone. 

(Don  Pasquale  fa  per  parlare) 

Zitto;  provato  a  prenderli 
Finora  ho  colle  buone. 

(facendoglisi  presso  con  minaccia  espressiva) 
Saprò,  se  tu  mi  stuzzichi, 

Le  mani  adoperar. 

(Don  Pasquale  dà  indietro  atterrito) 

Pas.  (Sogno?  veglio?...  cos’è  stato? 

Calci?...  Schiaffi?...  brava!  bene! 

Buon  per  me  che  m’  ha  avvisato. 

Or  vedrem  che  cosa  viene  ! 

Che  t’  avesse,  Don  Pasquale, 

Su’ due  piedi  ad  ammazzar!) 

Non.  (È  rimasto  là  impietrato.) 

Ern.  (Vegli,  o  sogni  non  sa  bene.) 

Dot.  (Sembra  un  uomo  fulminato, 

Non  ha  sangue  nelle  vene.) 

Fate  core,  Don  Pasquale,  (a  D.  Pasquale) 
Non  vi  state  a  sgomentar. 

Ngr.  (Or  Lamico,  manco  male, 

Si  potrà  capacitar.) 

Ern.  (Or  L  intrico,  manco  male, 

Incomincio  a  indovinar.) 

(Norma  va  al  tavolo,  prende  il  campanello,  e  suona 
con  violenza.  Entra  un  servo) 

Noie  Riunita  immantinente  (al  servo) 

La  servitù  qui  voglio.  (il  servo  esce) 

Pas.  (Che  vuol  dalla  mia  gente?) 

Dot.  .  Ern.  (Or  nasce  un  altro  imbroglio.) 

(entrano  due  Servi  e  un  Maggiordomo) 

ts}ÙRi  Tre  in  tutto!  va  benissimo,  (ridendo) 

C’è  poco  da  contar. 

\  voi.  (al  Maggior.)  Da  quanto  sembrami 
Voi  sielS^^Qi'clomo.  (il M»ss-  s’inchim) 


Esperto  nel  servizio, 

Attivo,  galantuomo. 

S’ intende.  Vi  comincio 
La  paga  a  raddoppiar. 

(il  Maggiordomo  si  confondo  in  inchini) 
Addio,  quei  quattro  ruspici, 

Son  bello  e  rovinalo  ! 

Dot.,  Ern. 

Quel  diavolo  sfacciato 
Tutte  le  va  a  cercar. 

Ora  attendete  agli  ordini,  (al  Maggiordomo) 
Che  mi  dispongo  a  dar. 

Di  servitù  novella 

Pensate  a  provvedermi  ; 

Sia  gente  fresca  e  bella, 

Tale  da  farci  onor. 

Farmi  che  due  dozzine 
Polran  bastar  per  or. 

Poi  quando  avrà  finito...  (a  Noi*.  con  rabbia) 
Non  ho  finito  ancor. 

Di  legni  un  paio  sia  (al  Magg.) 

Stasera  in  scuderia  ; 

Uno  leggero  e  basso, 

In  quello  andremo  a  spasso, 

L’altro  più  greve  e  solido 
Da  viaggio  servirà. 

Quanto  ai  cavalli  poi, 

Lascio  la  scelta  a  voi. 

Siano  di  razza  inglese, 

E  non  si  badi  a  spese. 

Otto  da  tiro:  due 
Da  sella,  e  basterà. 

La  casa  è  mal  disposta, 

La  vo’  rifar  di  posta; 

Sono  a n i \ò gl ig1(i rmqb ili, 

Si  deuno  ri,qppy,aif. 


27 


Vi  son  miir  altre  cose 
Urgenti,  imperiose, 

Un  parrucchier  da  scegliere , 

Ma  questo  con  più  comodo 
Domani  si  può  far. 

Pas.  Avete  ancor  finito?  (con  rabbia  concentrata) 
Non.  No.  (al  Magg.)  Mi  scordavo  il  meglio. 

Farete  che  servito 
*  Sia  per  le  quattro  un  pranzo 
Nel  gran  salon  terreno. 

Sa  rem  cinquanta  almeno  : 

Fate  le  cose  in  regola, 

Non  ci  facci  a  m  burlar. 

(d’un  cenno  congeda  il  Maggiordomo  che  parte  co5  Servi) 
Dot.  (Il  cielo  si  rannuvola.)  (guardando  D.  Pas.) 
Ern.  (Comincia  a  lampeggiar.) 

Non.  (volgendosi  con  calma  a  Don  Pasquale) 

Ecco  finito. 


Pas. 

Grazie. 

Chi  paga  ? 

Nor. 

Oh  bella  !  voi. 

Pas. 

A  dirla  qui  fra  noi 

Non  pago  mica. 

Non. 

No? 

Pas. 

Sono  o  non  son  padrone? 

(riscaldato) 

Non. 

Mi  fate  compassione. 

(con  disprezzo) 

Padrone  ov’  io  comando? 

(con  forza) 

Dot. 

Sorella...  (interponendosi  a  Nonna) 

Nor. 

Or  or  vi  mando... 

• 

(a  Don  Pasquale  con 

furia  crescente) 

Siete  un  villano,  un  lang 

hero... 

Pas. 

È  vero ,  v’  ho  sposalo. 

(con  dispetto) 

Nor. 

Un  pazzo  temerario 

(c.  s.) 

Dot. 

Per  carità,  cognato,  (al). 

Pasq.  che  sbuffa  ) 

Non. 

Che  presto  alla  ragione 

Rimetter^^afjràd'c.1’  (d.  p 

asq.  ò  fuori  disè, 

vorrebbe  e  iltftftyUè1  parlare, 

la  bile  lo  affoga) 

Pàs.  Son  tradito ,  calpestalo, 

Son  di  riso  a  tutti  oggetto  : 

Quest’  inferno  anticipato 
Non  lo  voglio  sopportar. 

Dalla  rabbia  e  dal  dispetto 
Sto  vicino  a  soffocar. 

Non.  Or  l’avvedi,  core  ingrato,  (ad  Em.) 
Che  fu  ingiusto  il  tuo  sospetto; 

Solo  amor  tu’  ha  consigliato 
Questa  parte  a  recitar,  (acccnn.  D.Pas.) 
Don  Pasquale,  poveretto! 

È  vicino  ad  affogar. 

Ebn.  Sono,  o  cara,  sincerato,  (a  Norina) 

Momentaneo  fu  il  sospetto. 

Solo  amor  t;  ha  consigliato 
Questa  parte  a  recitar.  (accenn.  D.  Pas.) 
Dot.  Siete  un  poco  riscaldato,  (a  D.Pas.) 

Don  Pasquale  ,  andate  a  letto. 

Far  soprusi  a  mio  cognato  !  (a  Nor.  con 
Non  lo  voglio  sopportar.  rimprovero) 
(agli  amanti,  coprendoli  perchè  D.  Pasquale  non  li  veda) 
Ragazzacci ,  ma  cospetto  ! 

Non  vi  state  a  palesar. 


FINE  DELL' ATTO  SECONDO. 


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ol  ohnnriimcao 


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20 


■ - ^235>c - 

SCENA  PRIMA. 

Sala  in  casa  ili  don  Pasquale  come  nell’atto  I  e  IL  Sparsi  sui 
tavoli ,  sulle  sedie ,  per  terra,  articoli  di  abbigliamento  fem¬ 
minile,  abiti,  cappelli,  pelliccie,  sciarpe,  merletti,  cartoni,  ccc. 
-  Don  Pasquale  seduto  nella  massima  costernazione  davanti 
mia  tavola  piena  zeppa  di  Uste  e  fatture;  varii  Servi  in  at¬ 
tenzione.  -  Dall’appartamento  di  donna  Norina  esce  un  par¬ 
rucchiere  con  pettini,  pomate,  cipria,  ferri  da  arricciare , 
ece.,  attraversa  la  scena,  e  via  per  la  porta  di  mezzo. 

Don  Pasquale  e  Camerieri. 

(Camerieri  facendosi  sulla  porta  dell’appartamento  di 
Donna  Norina  ai  Servi) 

Un  Cam.  I  diamanti,  presto,  presto. 

Un  Servo  La  cuffìara.  (annunziando) 

JI.  Cam.  (e.  s.)  Venga  avanti. 

{la  euffiara  portante  un  monte  di  cartoni  viene  intro¬ 
dotta  nell’appartamento  di  D.  Norina) 

III.  Cam.  (con  pelliccia,  grande  mazzo  di  tiori,  boccette 

d’odore  che  consegna  ad  un  servo) 

In  carrozza  lutto  questo. 

IV.  Cam.  Il  ventaglio,  il  velo,  i  guanti. 

V.  Cam.  I  cavalli  sul  momento 

Ordinale  d’  attaccar. 

Pas.  Che  baccan  ,  che  stordimento  ! 

È  una  cosa  da  impazzar! 

(a  misura  che  i  Camerieri  danno  gli  ordini,  i  Servi 
eseguiscono  in  fretta.  Ne  nasce  trambusto  e  confusione. 

-  Don  Pasquale  esaminando  le  note) 


50 


Vediamo:  alla  modista 

Cento  scudi.  Obbligato!  Al  carrozziere 

Sei  cento.  Poca  roba  ! 

Novecento  e  cinquanta  al  gioielliere. 

Per  cavalli...  ‘  Al  demonio 

(*  getta  la  noia  con  istizza  e  si  alza) 

l  cavalli,  i  mercanti  e  il  matrimonio! 

Che  cosa  vorrà  dir  questa  gran  gala  !  (pensa) 
Escir  sola  a  quest’  ora  , 

Un  primo  dì  di  nozze, 

È  un  atto  così  fuor  d’ogni  ragione, 

Ch’  io  marito  e  padrone 

Debbo  oppormi  a  ogni  modo  ed  impedirlo. 

Ma...  si  fa  presto  a  dirlo. 

Colei  ha  certi  occhiacci , 

Certo  far  da  sultana  , 

Che  il  brivido  mi  vien  della  terzana 
Solamente  a  pensarvi.  Ah!  don  Pasquale, 

Chi  te  l’ha  fatta  far!  Ad  ogni  modo 

Vo*  provarmi.  Se  poi 

Fallisce  il  tentativo...  Eccola  ;  a  noi. 

SCENA  IL 

^'ob*£bb&  e  Detto. 

Norma  entra  correndo  e,  senza  badare  a  don  Pasquale,  la  pò 
escirc.  È  vestila  in  grandissima  gala,  ventaglio  in  mano. 

Pas.  Dove  corre  in  tanta  fretta . 

Signorina,  vorria  dirmi? 

Non.  È  una  cosa  presto  detta , 

Vo’  a  teatro  a  divertirmi. 

Pas.  Ma  il  marito  ,  per  sua  pace , 

Non  voler  potrin  talvolta  ? 

Non.  Jl  maritdgvitfdeceotpce. 

.  Quando  parluiwnns’ ascolta. 


51 

Pas,  A  non  mettermi  al  cimento,  (con  bile 

Per  suo  bene,  la  consiglio.  crescente) 
Vada  in  camera  al  momento, 

Ella  in  casa  resterà. 

Non.  A  star  cheto  e  non  far  scene 

(con  aria  di  motteggio) 
Per  mia  parte  lo  scongiuro. 

Vada  a  letto ,  dorma  bene, 

Poi  domati  si  parlerà.  (va  per  uscire) 
Pas.  Non  si  sorte,  (interponendosi  fra  lei  e  la  porta) 
Nor.  (ironica)  Veramente!! 

Pas.  Sono  stanco. 

Non.  Sono  stufa. 

Pas.  Civettuola  ! 

Nor.  (con  gran  calore)  Impertinente. 

Prendi  su  che  ben  ti  sta!  (gli  dà  uno 
Pas.  (Ah!  È  finita,  don  Pasquale,  schiaffo) 
Più  non  romperti  la  testa. 

Il  partito  che  ti  resta 
È  d’  andarti  ad  annegar.) 

Nor.  (È  duretla  la  lezione. 

Ma  ci  vuole  a  far  1’  efTetfo. 

Or  bisogna  del  progetto 
La  riuscita  assicurar.) 

Parlo  dunque...  (a  Don  Pas.) 


Pas. 

Parta  pure. 

Ma  non  faccia  più  ritorno. 

Nor. 

Ci  vedremo  al  nuovo  giorno. 

Pas. 

Porta  chiusa  troverà. 

Nor. 

Via,  caro  sposino, 

Non  farmi  il  tiranno, 

Sii  dolce  c  benino, 

Rifletti  all’ ehi. 

Va  a  letto,  bel  nonno, 

Sia  cheto  il  Iuq  sonno. 
Per  lempooaebsegliarli 
La  sposanwrùhnq 


Pas.  Divorzio  !  divorzio  ! 

Che  letto  ,  che  sposa  ! 

Peggiore  consorzio 
Di  questo  non  v’  ha. 

Ah  !  povero  sciocco  ! 

Se  duri  in  cervello 
Con  questo  martello 
Miraeoi  sarà.  (Norina  parte; 

nell’ alto  di  partire  lascia  cadere  una  carta,  D.  Pa¬ 
squale  se  ne  avvede  e  la  raccoglie) 

Pas.  Qualche  nota  di  cuffie  e  di  merletti 
Che  la  signora  semina  per  casa. 

«Adorata  Sofronia  ».  v  (la spiega  e  legge) 
Ehi!  ehi!  che  affare  è  questo  ! 

(nella  massima  ansietà) 

«Fra  le  nove  e  le  dieci  della  sera  (legge) 
»Sarò  dietro  al  giardino, 

»  Dalla  parte  che  guarda  a  settentrione. 

»Per  maggior  precauzione 
»Fa,  se  puoi,  d’  introdurmi 
•  Pel  piccolo  cancello.  A  noi  ricetto 
»Daran  securo  V  ombre  del  boschetto. 

»Mi  scordavo  di  dirli 

»  Che  annunzierò  cantando  il  giunger  mio. 

»Mi  raccomando.  Il  tuo  fedele.  Addio  ». 

Questo  è  troppo  ;  costei  (D.  Pas.  fuori  di  sè) 
Mi  vuol  morto  arrabbiato! 

Ah  !  non  ne  posso  più ,  perdo  la  testa  ! 

Si  chiami  Mala  testa.  (scampanellando) 

Correte  dal  Dottore,  (ai  Servi  che  entrano) 

Ditegli  che  sio  mal ,  che  venga  tosto. 

(0  crepare  o  finirla  ad  ogni  costo.) 


(esce) 


SCENA  IH. 


C^oro  di  Servi  e  Camerieri. 

Tutti  Che  interminabile  andirivieni  ! 

Non  posso  reggere,  rotte  ho  le  reni. 

Ti n  Li n  di  qua,  ton  ton  di  là, 

In  pace  un  attimo  mai  non  si  sta. 

Ma...  casa  buona,  montala  in  grande. 

Si  spende  e  spande,  v’  è  da  scialar. 
Donne  Finito  i!  pranzo  vi  luron  scene. 

Uomini  Cominciar)  presto.  Contate  un  po', 

Donne  Dice  il  marito  «  Restar  conviene  ». 

Dice  la  sposa  «  Sortire  io  vo’  *. 

Il  vecchio  sbuffa ,  segue  baruffa. 

Uomini  Ma  la  sposina  Y  ha  da  spuntar. 

V’è  un  nipotino  guasla-mestieri... 

Donne  Che  tiene  il  vecchio  sopra  pensieri. 

Uomini  La  padroncina  è  tutto  foco. 

Donne  Par  che  il  marito  io  conti  poco. 

Tutti  Zitto,  prudenza,  alcun  qui  viene; 

Si  starà  bene,  v’è  da  scialar.  (escono) 

SCENA  IV. 

dottore  e  sul  limitare  della  porla. 

Dot.  Siamo  intesi. 

Ern.  Sta  bene.  Ora  in  giardino 

Scendo  a  far  la  mia  parte. 

Dot.  MentU  io  fo  qui  la  min. 

Soprattutto  che  il  vecchio 
Non  ti  conosca  ! 

Ern.  Non  temer. 

Dor.  Appena 

Venir  ci  senti... 


u 

Ern. 

Dot.  Ottimamente. 


Sa  il  mantello  e  via. 


A  rivederci. 


(Ernesto  esce) 
Questa  (avanzandosi) 


Repentina  chiamata 

Mi  prova  che  il  biglietto 

Del  convegno  notturno  ha  fatto  effetto. 

(guarda  fra  le  scene)  Eccolo  !  com  ò  pallido  e  dimesso 
Non  sembra  più  lo  stesso... 

Me  ne  fa  male  il  core... 

Ricomponiamoli  un  viso  da  dottore. 


SCENA  V. 


Klon  Pft§«|walc  abbattutissimo  s’inoltra  lentamente. 


(andandogli  incontro) 


Dot.  Don  Pasquale 


Pas.  (con  tristezza  solenne)  Cognato,  in  me  vedete 
Un  morto  che  cammina. 


Non  mi  fate 


Dot. 


Languir.  Che  fu  ?  Parlate. 

PAS.  (senza  badargli  e  come  parlando  a  sè  stesso) 

Pensar  che,  per  un  misero  puntiglio. 

Mi  son  ridotto  a  questo  ! 

Mille  Norine  avessi  dato  a  Ernesto  ! 

Dot.  (Cosa  buona  a  sapersi.) 

Mi  spiegherete  alfin ... 

Pas.  Mezza  V  entrala 

D’  un  anno  in  cuffie  e  in  nastri  consumala  ! 
Ma  questo  è  nulla. 

Dot.  E  poi? 

Pas.  .  La  signorina 

Vuol  escire  a  teatro. 

M’oppongo  colle  buone, 

Non  intende  ragione,  e>^son  deriso. 
Comando...  e  della  man  mi  dà  sul  viso. 


Dot.  Uno  schiaffo  !! 

Pas.  Uno  schiaffo,  si,  signore! 

Dot.  (Coraggio!)  Voi  mentite: 

Sofronia  è  donna  tale, 

Che  non  può,  che  non  sa,  nò  vuol  far  male  : 
Pretesti  per  cacciarla  via  di  casa  ; 

Fandonie  che  inventate.  Mia  sorella 
Capace  a  voi  di  perdere  il  rispetto  !  ! 

Pas.  La  guancia  è  testimonio:  il  tutto  è  detto. 

Dot.  Non  è  vero.  ^ 

Pas.  È  verissimo. 

Dot.  Signore, 

Gridar  cotanto  parmi  inconvenienza. 

Pas.  Ma  se  voi  fate  perder  la  pazienta  ! 

Dot.  (calmandosi)  Parlate  dunque.  (Faccia  mia,  coraggio). 
Pas.  Lo  schiaffo  è  nulla,  v’ è  di  peggio  ancora. 
Leggete. 

(gli  dà  la  lettera;  il  Dottore  fa  segui  di  sorpresa) 
Dot.  Io  son  di  sasso.  . 

(Secondiamo.)  Ma  come!  Mia  sorella 
Sì  saggia,  buona  e  bella  !... 

Pas.  Sarà  buona  per  voi,  per  me  no  certo. 

Dot.  Che  sia  colpevol  sono  ancora  incerto. 

Pas.  Io  son  così  sicuro  del  delitto, 

Che  v’ho  l'alto  chiamare  espressamente 
Qual  testimonio  della  mia  vendetta. 

Dot.  Va  ben...  ma  riflettete... 

Pas.  Ilo  lutto  preveduto...  ma  aspettale, 

Sediamo. 

Dot.  Sedia  iti  pure  :C)  ma  parlale! 

(*  Don  Pasquale  dà  segni  d’ inquietudine) 
Pas.  Ma  questo  è  nulla  :  v’  è  di  peggio  ancora. 

Leggete,  (torna  a  porgere  la  lettera  al  Doti,  che  leggo 
dando  segni  di  sorpresa  crescenti  lino  all’orrore. 

Dot.  *  Io  son  di  sasso, 

Pas.  Corpo  d’ un  salapois©  !<eno: 

Voglio  vendetta,  jm  asm  jbH 


(riscaldandosi; 


3  fi 

Dot.  È  giusto. 

Pas.  Assicurarla 

Sta  in  noi. 

Dot.  Come? 

Pas.  Ascoltale. 

Ilo  un  mio  ripiego  ;  ma  sediam.  (siedono) 
Dot.  Parlale. 

Pas.  Cheti  cheli  immantinente 

Nel  giardino  discendiamo; 

Prendo  meco  la  mia  gente , 

Il  boschetto  circondiamo. 

E  la  coppia  sciagurata  , 

A  un  mio  cenno  imprigionala  , 

Senza  perdere  un  momento 
Conduciam  dal  podestà. 

Che  vi  par  del  pensamento? 

Dot.  Parlo  schietto,  non  mi  va. 

Riflettete.  La  colpevole 
M’  è  sorella,  è  moglie  vostra. 

Ah  non  stiamo  1  onta  nostra 
Su  pei  tetti  a  divulgar. 

a  2 

Espediente  più  a  proposito 
Procuriam  d’  imaginar. 

Dot.  Io  dirci...  sentite  un  poco, 

Noi  due  soli  andiam  sul  loco; 

Nel  boschetto  ci  appostiamo  , 

A  suo  tempo  ci  mostriamo, 

E  Ira  preghi ,  ira  minaccie 
D'  avvertir  l’autorità, 

Ci  faccia m  dai  due  promettere 
Che  la  tresca  ha  line  là. 

Don  Pasquale,  che  vi  par? 

Pas.  ,  Perdonale,  non  può  star.  (alzandosi) 
È  siffatto  scipgtjfli#!)^ 

P o ca  penai #ì6ii i# d e n  io. 


Vada  fuor  di  casa  mia. 
Altri  palli  non  vo’  far. 


a  2 


È  un  affare  delicato , 


Vuol  ben  essere  ponderato. 
La  prudenza  col  rigore 

Qui  bisogna  conciliar. 

Dot. 

L*  ho  trovata  ! 

Pas. 

Oh  f  benedetto  ! 

Dite  presto. 

Dot. 

Nel  boschetto 

Quatti  quatti  ci  appostiamo. 
Di  là  tutto  udir  possiamo. 

S’  è  costante  il  tradimento, 
Su'  due  piò  s’  ha  da  cacciar. 

Pas.  Son  contento,  va  benone. 

Dot.  Ma  con  patto  e  condizione 
Che  1’  intento  ad  ottenere 
M’  accordiate  di  potere 
Fare  e  dire  a  nome  vostro 
Tutto  quello  che  mi  par. 

Pas.  Carla  bianca  vi  concedo, 

Fate  pur  quel  che  vi  par. 

(Aspetta  ,  aspetta  , 

Cara  sposina. 

La  mia  vendetta 
Già  s’  avvicina; 

Già  già  li  preme  , 

Già  t’  ha  raggiunto , 
Tutte  in  un  punto 
V  hai  da  scontar. 

Vedrai  se  giovino 
Raggiri  e  cabale, 

Sorrisi1 

SoSfiil^-,!eIJla!gTÌme. 


La  mia  rivincita 
Mi  voglio  prendere. 

Sei  nella  trappola , 

V’  hai  da  restar.) 

Dot.  (Il  poverino  sogna  vendetta. 

Non  sa  il  meschino 
Quel  che  1’  aspetta  ; 

Invano  freme, 

Invano  arrabbia, 

È  chiuso  in  gabbia, 

Non  può  scappar. 

Invano  accumula 
Progetti  e  calcoli  ; 

Non  sa  che  fabbrica 
Castelli  in  aria; 

Non  vede  il  semplice 
Che  nella  trappola 
Da  sè  medesimo 

Si  va  a  gettar.)  (escono  insieme) 
SCENA  VI. 

Boschetto  nel  giardino  attiguo  alla  casa  di  Don  Pasquale ;  a 
sinistra  dello  spettatore  gradinata  che  dalla  casa  mette  iti 
giardino:  a  dritta  belvedere.  Piccolo  cancello  in  fondo. 

Ernesto  e  Coro  di  dentro. 

ERN.Com’  ò  gentil  -  la  notte  a  mezzo  Aprii! 

È  azzurro  il  ciel  !  -  la  luna  ò  senza  vel: 

Tutto  è  languor  -  pace,  mistero ,  amor. 

Ben  mio,  perchè  -  ancor  non  vieni  a  me? 
Sembra  clic  T  aura 
Formi  sospiri  e  accenti , 

Del  rio  nel  murmurc  •  ^ 

Carezze  e  baci  sdhIFJ 


50 


Il  tuo  fedel  -  si  strugge  di  desir ; 

Nina  crudel  -  mi  vuoi  veder  morir!! 

Poi  quando  sarò  morto  .  piangerai, 

Ma  ritornarmi  in  vita  non  potrai. 

Coro  Poi  quando  sarà  morto,  piangerai, 

(di dentro) Ma  ritornarlo  in  vita  non  potrai. 

(Norina  esce  con  precauzione  dalla  parte  del  belve¬ 
dere,  e  va  ad  aprire  ad  Ernesto,  che  si  mostra  dietro 
il  cancello.  Ernesto  è  avvolto  in  un  mantello  che  la¬ 
scierà  cadere) 


Ern.  e  Nor. 

Tornami  a  dir  che  m’  ami , 

Dimmi  che  mi^  tu  sei  ; 

Quando  tuo  ben  mi  chiami 
La  vita  addoppi  in  me. 

La  voce  tua  si  cara 
Rinfranca  il  core  oppresso, 

Sicur^  a  te  dappresso, 

Tremo  Ionia n  da  te. 

(si  vedono  Don  Pasquale  e  il  Dottore  muniti  di  lanterne 
cieche  entrar  pian  piano  dal  cancello;  si  perdon  dietro 
agli  alberi  per  ricomparire  a  suo  tempo) 

Non.  Sento  rumor.  (sommessamente) 

Ern.  Son  dessi... 

Nor.  Comincia  Y  ullim’  atto. 

Ern.  Se  perderti  dovessi  ! 

Nor.  Fa  cor,  t’  affida  in  me. 

(mentre  Don  Pasquale  e  il  Dottore  ricompariscono, 
Ernesto  riprende  il  mantello  e  si  scosta  alquanto  nella 
direzione  della  casa  di  Don  Pasquale) 

Pas.  Eccoli;  attenti  ben...  oiurn 
Dot.  Mi  ibernando... 


40 


Don  Pasfi|aaaBc?  Dottore  e  delti. 


PAS.  (sbarrando  la  lanterna  in  faccia  a  Norma) 
Allo  là  ! 


Non.  Ladri,  aiuto! 

Pas.  Zitto;  ov’  è  il  drudo? 
Nor. 

Pas. 


(a  Nor.) 


Chi? 


Colui  che  slava 


Con  voi  qui  amoreggiando. 

Nor.  (con  risentimento)  Signor  mio, 

Mi  meraviglio,  qui  non  v’  era  alcuno. 

Dot.  (Che  faccia  tosta  !) 

Pas.  Che  mentir  sfacciato  ! 

Saprò  ben  io  trovarlo. 

(Don  Pasquale  e  il  Dottore  fanno  indagini  nel  boschetto, 

Ernesto  entra  pian  piano  in  casa) 

Nor.  Vi  ripeto  . 

Che  qui  non  v’  era  alcun,  che  voi  sognate. 

Dot.  A  quest’  ora  in  giardin  che  facevate? 

Nor.  Stavo  prendendo  il  fresco. 

Pas.  Il  fresco!  Ah  donna  indegna!  (con  esplosione) 
Fuor  di  mia  casa  ,  o  eh’  io... 

Nor. Ehi,  ehi,  signor  marito, 

Su  che  tuon  la  prendete  ? 
pAS.  Escile,  e  presto. 

NoR.Nemmen  per  sogno.  È  casa  mia,  vi  resto. 

Pas.  Corpo  di  mille  bombe  ! 

Dot.  (Don  Pasquale 

Lasciate  fare  a  me;  solo  badale 
A  non  smentirmi;  ho  caria  bianca...)  ^ 

Pas.  (È  inteso.) 

Nor.  (Il  bello  adesso  viene  !) 

Dot.  (Stuj)or  misto  di  édeg/jo.  Attenta  bene.)  (piano 


Sorella,  udite,  io  ptalqjgfp 


41 


Per  vostro  ben  ;  vorrei 
Risparmiarvi  uno  sfregio. 

Non.  A  me  uno  sfregio  ! 

Dot.  (Benissimo. )  Domani  in  questa  casa 
Entra  la  nuova  sposa... 

Non.  Un’  altra  donna  ! 

A  me  simile  ingiuria  ! 

Dot.  (Ecco  il  momento  di  montare  in  furia.) 

(Don  Pasquale  lien  dietro  al  dialogo  con  grande  interesse) 
Nor.  Sposa  di  chi? 

Dot.  D’ Ernesto,  la  Norina. 

Nor.  Quella  vedova  scaltra  e  civetti na  !  (con  disprezzo) 
Pas.  BraVo  Dottore  ! 

Dot.  Siamo 

A  cavallo, 

Nor.  Colei  qui  a  mio  dispetto  ! 

Norina  ed  io  sotto  ristesse*  tetto! 

Giammai  !  piuttosto  parto.  (con  forza) 

Pas.  (Ah!  lo  volesse  il  ciel!) 

Nor.  Ma...  piano  un  poco.  (cambiando  modo) 

Se  queste  nozze  poi  fossero  un  gioco! 

Vo’  sincerarmi  pria. 

Dot.  È  giusto,  (a  d.  Pas.)  (Don  Pasquale,  non  c’è  via; 
Qui  bisogna  sposar  quei  due  davvero, 

Se  no  costei  non  va). 

Pas.  (Non  mi  par  vero.) 

Dot.  Ehi  !  di  casa,  qualcuno,  (chiamando) 

Ernesto... 

V  .  *  •  I J  1 1  /  1  l  li  kJ 

SCENA  ULTIMA. 

Sirmi'sto  e  Servi. 

Ern.  Eccomi. 

Dot.  »  .oAcTAim  ibi  x  , 

Accorda  Don  PasqrDdQ  oi  , 


42 


La  mano  di  Norina,  e  un  annuo  assegno 
Di  quattromila  scudi. 

Ern,  Ah  !  caro  zio  ! 


E  fìa  ver? 

Dot.  (D’esitar  non  è  più  tempo.  (aD.  Pas.) 

Dite  di  sì.) 


Nor.  M’ oppongo. 

Pas.  Ed  io  consento. 

Corri  a  prender  Norina.  (ad  Ernesto) 

E  d’unirvi  io  m’  impegno  in  sul  momento. 
Dot.  Senz’  andar  lungi  la  sposa  è  presta. 

Pas.  Come  ?  spiegatevi... 

Dot.  Norina  è  questa. 

Pas.  Quella?...  Norina  ?...  che  tradimento  ! 

Dunque  Sofronia?... 

Dot.  Dura  in  convento. 

Pas.  E  il  matrimonio?... 

Dot.  Fu  un  mio  pensiero 

Stringervi  in  nodo  di  nullo  effetto, 

Il  modo  a  torvi  di  farne  un  vero. 

È  chiaro  il  resto  del  romanzetto. 

Pas.  Ah  bricconissimi...  (Vero  non  parmi! 

Ciel  ti  ringrazio  I)  Così  ingannarmi! 
Meritereste... 


Dot.  Via  ,  siate  buono. 

Ern.  Deh  !  zio  ,  movetevi  !  (inginocchiandosi) 

Nor.  Grazie,  perdono!  (c.s.) 

Pas.  Tutto  dimentico,  siate  felici; 

Com’  io  v'unisco,  v’unisca  il  ciel! 

Nor.  La  moral  di  tutto  questo 
È  assai  facile  trovar. 

Ve  la  dico  presto  presto 
Se  vi  piace  d’  ascoltar. 

Ben  è  scemo  di  cervello 

Chi  s’ammoglia  in  vecchia  età; 

Va  a  cercar  col  campanello 
Noie  e  doglie  in  quantità. 


Pas.  La  morale  è  mollo  bella, 
Applicarla  a  me  si  sla. 

Sei  pur  fina,  o  bricconeria, 
M’  hai  servilo  come  va. 

Dot.,  Ern. 

La  morale  è  mollo  bella, 
Don  Pasqual  Y  applicherà. 
Quella  cara  bricconeria 
Lunga  più  di  noi  la  sa. 


F  I  N  E. 


i equino  luo  ■ 

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...  •  : 

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"\\)vywA  ■ 

J1  .A  s^osSi. 

WVìA  SV7.0U 

I  M  — 


ELENCO 


TITO  M  GIO.  RICORDI. 


t ìlltwilla .  I  Pirati  di  Baratteria 
d polloni.  L’  Ebreo 

-  Adelchi 

Lida  di  Granata  (L’Ebreo) 

1  pa.  Un  Travestimento 
\uber.  La  Muta  di  Portici 
[ 'Salfe.  Pittore  e  Duca 
baroni.  Ricciarda 
'lona.  Don  Carlo 
|. roni forti.  Giovanna  di  Fiandra 
tyottesini.  Il  Diavolo  della  notte 
Praga.  Estella  di  San  Germano 

-  Il  Ritratto 
patera.  Eletta  Caslriolta 
Pizzi.  Araldo  il  Sassone (Ermen- 

garda) 

-  Ermengarda 

-  Saul 

Mazzolici.  Amleto 
!  ’ agnoni .  Amori  e  trappole 
I-  Don  Bucefalo 

-  La  Fioraja 

-  Il  Testamento  di  Figaro 

-  Il  Vecchio  della  Montagna 
ìlampiani.  Taldo 

; 'Maro-monte .  Caterina  di  Cfeves 
; Coppola .  L’Orfana  Guelfa 
ìalla  Baratta.  Il  Cuoco  di  Parigi 
ìonisetlL  Caterina  Cornare 

-  Don  Pasquale 

-  Don  Sebastiano 

-  Elisabetta 

-  La  Figlia  del  Reggimento 

-  Linda  di  Chamounix 

-  Maria  Padilla 

i-  Paolina  e  Politilo  (I  Martiri) 
larari.  Ultimi  giorni  di  Suli 
ì'ioravanti  ed  altri.  Don  Procopio 
rinravanii.  La  Figlia  del  fabbro 
!  il  Kotajo  d’Ubeda 
,  1  Zingari 

’tetew,  Alessandro  Spadella 


Flotow.  Il  Boscaiuolo  o  L’Anima 
della  tradita 

Favoni.  Cristina  Regina  di  Svezia 
Gabrielli.  Il  Gemello 
Galli.  Giovanna  dei  Cortuso 
G ambirli.  Cristoforo  Colombo 
Halevy.  L’Ebrea 
Maillart.  Gastibelza 
Merendante.  Orazj  e  Guriazj 

—  La  Schiava  Saracena 

—  Il  Vascello  di  Canta 
Meyerbeer.  i  Guelfi  e  i  Ghibellini 

(Gli  Ugonotti) 

—  Gii  Ugonotti  (nuova  traduz.) 

—  Il  Pellegrinaggio  a  Pioemie*! 

—  Il  Profeta. 

Mar  ani.  Amleto 

Muzio.  Giovanna  la  Pazza 

—  Clandia 

—  La  Sorrentina 
Bacini.  La  Fidanzala  Corsa 

—  Malvina  di  Scozia 

—  Me  rape 

—  La  Regina  di  Cipro 

—  Stella  di  Napoli 
Pedr otti.  Fiorina 

—  11  Parrucchiere  del  la  Reggenza 

—  Romea  di  Monfort 

—  Tutti  in  maschera 
Beri.  L’Espiazione 

—  I  Fidanzati 

Be.tr  oc  ini.  Duchessa  de  la  Vallicre 
Pistilli.  Rodolfo  da  Brienza 
Platania.  Matilde  Bentivogìio 
Poniatawski.  Bonifazio  de’Geremei 

—  Pietro  de’  Medici 
Iiicci  F.  Estella 

—  Il  Marito  e  l’Amante 
tUcci(fratelli). Crispino  e  la  Conia  re 
Ricci  L.  Il  Diavolo  a  quattro 
Rossi  Lauro.  11  Domino  Nero 

—  La  Figlia  di  Figaro 
Rossini.  Roberto  Bruco  Segue 


Saltelli.  Il  Fornarelto 

—  Gennaro  Anuese 

—  Gusmano 

—  Luisa  Strozzi 

—  Piero  di  Vasco  (il  Fumarono) 

—  La  Tradita 
Sinico.  I  Moschettieri 
Tor ricini.  Carlo  Magno. 

Vacca).  Virginia 
Verdi.  Alzira 

—  Aroldo 
L’Assedio  di  A rlein 

—  Un  Ballo  in  Maschera 

—  La  Battaglia  di  Legnano 

—  I  Due  Foscari 

—  Emani 

—  Gerusalemme 

—  Giovanna  d’Arc# 


Verdi.  Giovanna  de  Guzman 

—  Gugl.  Wellingrode(S.tiflelio) 

—  I  Lombardi 

—  Luisa  Miller 

—  Macheti! 

—  Nabucodonosor 

—  Orietta  di  Lesbo  (Giovanna 

d’Arco) 

—  Rigoletto 

—  Simon  Boccanegra 

—  Stiflelio 

—  La  Traviata 

—  Il  Trovatore 

—  1  Vespri  Siciliani 

—  Violetta  (la  Traviata 

—  Viscardello  (Rigoletto) 
Villanis.  Giuditta  di  Kent 


A  Uri  Bibretii  fiublirati  «9at  suildetto  Bldltore. 


Battista.  Anna  la  Prie* 

Bellini.  Beatrice  di  Tenda 

—  I  Capu leti  , 

—  Norma 

—  11  Pirata  ;  >  ‘  ,:v 

—  I  Puritani  e  i  Cavalieri  '-1 

—  La  Sonnambula  -  .  ■ 
Donizetti.  Anna  Polena 

—  Il  Campanello 

—  Detto ,  con  prosa 

—  L’Elisir  d’amore 

—  Gemma  di  Vergv 

—  Lucia  di  LammeVmoor 

—  Lucrezia  Borgia 

—  MariadiRohan  (col  Contralto) 

—  Idem  (senza  Contralto) 

—  Marino  Faliero 

—  Roberto  Devereux 

—  La  Regina  di  Golconda 


Mèr cadimi c.  Il  Bravo 

—  Il  -Giura  mento 

—  La"  Vestale 

lìeyertecr.  Il  Crociato  in  Egitto 
-r  Roberto  il  Diavolo 

•Pii  CÌ7U&  Saffo 

Ricci  F.  Corrado  d’Allamura  (co* 
.  me  fu  scritto  perMilano) 

—  Idem  (come  fu  scritto  per  Pa¬ 

rigi) 

—  Le  prigioni  di  Edimburgo 
Ricci  L.  I  Due  Sergenti 

—  Un’  A  v  v  e  n  t  u  r  a  d  i  S  ca  r  a  m  u  c  c  i  a 
Rossini.  Il  Barbiere  di  Siviglia 

—  L’Italiana  in  Algeri 

—  Mosè 

— .  Guglielmo  Teli 
| —  Otello 
\  r*r  Semiramide 
ì  Verdi.  Il  Finto  Stanisi?» ®